lunedì 3 gennaio 2011

Le ali sulle città

Un giorno il re ordina al ministro di riunire in piazza tutti coloro i quali, nel rego, sono ciechi dalla nascita.

Il ministro esegue ed il re, raggiunta la piazza, comanda alle guardie che venga introdotto un elefante. Invita, quindi, i ciechi ad avvicinarsi e toccare l’animale. A quel punto, il re chiede cos’è un elefante. Il cieco che ha toccato le orecchie afferma che è un ventaglio ruvido e spesso, quello che ha toccato una zampa dice che è una colonna, chi ha toccato le zanne risponde che è una lancia, il cieco che ha toccato la coda spiega che è una cordicella.

In fondo al gruppo di ciechi che circondano l’elefante ce n’è uno che, senza potersene accorgere, è rimasto qualche passo indietro. All’ordine del re di toccare l’elefante si sporge anche lui in avanti, allunga un braccio, apre la mano, brancola un poco e stringe tra le dita un pugno d’aria. Il suo elefante è un sentire qualcosa che manca.

Ogni punto di vista ci consente una lettura delle cose e, contemporaneamente, se non ci preoccupiamo di immaginarne altre, a quella lettura ci inchioda.

Nessun commento:

Posta un commento